Al Bambino – Area Neuropsicomotoria

  • Motricità
  • Espressione affettivo-relazionale
  • Competenze prassiche
  • Potenziamento cognitivo

 

La terapia neuropsicomotoria, nella prima e seconda infanzia, è considerata un’azione globale che interessa tutti gli aspetti del movimento e della sfera emotivo-relazionale in un atto unico. Il bambino, infatti, esprime con il corpo le sue emozioni e le filtra attraverso di esso. Perciò, quando ci sono difficoltà motorie anche l’area affettiva, l’Autostima, il senso del Sè e di Autoefficacia possono risultare svantaggiate o, viceversa, una visione di Sè carente o un eccesso di timidizza/paura (per esempio) possono portare ad un Impaccio Motorio o a uno scarso Rendimento Scolastico, conseguente. A volte risulta difficile dire quale sia l’origine e quale lo sviluppo del quadro, è dunque una vera fortuna che le porte di accesso siano  molteplici.

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Un esempio di come in un setting di gioco si possano monitorare vari aspetti dello sviluppo del bambino: l’accesso al pensiero simbolico (1),  lo sviluppo dell’affettività (2), il consolidamento dell’equilibrio (3), la motricità fine (4)

Il gioco è lo strumento neuropsicomotorio per eccellenza, sia che lavoriamo su danni neurologici (Paralisi Cerebrali Infantili e affini), sia che lavoriamo su deprivazioni sensoriali o ambientali. Potremo accedere alle risorse dei piccoli solo se ci saremo meritati la loro fiducia. Spesso veniamo “valutati” dai nostri speciali pazienti proprio sulla capacità di giocare davvero: le finzioni non sono ammesse. O si gioca col cuore o non ci può essere intesa. Parola di bambino! E allora la fantasia e le emozioni potranno avere libero sfogo e i gesti racconteranno più delle parole. (Vedi anche Un gioco da ragazzi o un lavoretto da bambini?)

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1533291114567 La stessa ambientazione può dare vita a storie molto diverse. E’ importante perciò che il materiale messo a disposizione del bambino possa prestarsi a molteplici interpretazioni

In altre circostanze, invece, sarà la costanza a decretare la vittoria, per esempio su una motricità fine che non vuole emergere: quanti gesti quotidiani diamo per scontati, mentre qualche bimbo se li deve guadagnare con grande impegno. La soddisfazione della conquista è però impagabile sia per il piccolo che per il terapista.

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Aprire e chiudere. Acquisire, generalizzare, consolidare: un lavoro per personcine tenaci.

 

E’ sempre in quest’area che possiamo considerare i primi supporti alle difficoltà scolastiche, anche in fase di attesa di più specifico screening per Disturbi Specifici di Apprendimento. Creare e cercare strategie alternative da subito, potenzia le capacità cognitive del bambino, oltre a rafforzarne l’autostima, così importante per ogni nuova acquisizione.

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A ciascuno il suo…

NB: Per questi percorsi, a volte, è necessaria prescrizione specialistica